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Quanto vale quel rapimento

Ne hanno già dette di tutti i colori sulla vicenda Silvia Romano. Talmente tante da distrarre l’attenzione da quello che è il vero valore di questa operazione: un riscatto dell’immagine del terrorismo islamico. La ragazza racconta che non ha subito pestaggi né violenze di alcun tipo. Disagi sì, peraltro condivisi con i carcerieri che l’hanno sempre trattata bene. Che sono stati talmente umani e comprensivi da offrirle un conforto spirituale, il meglio che avevano: il Corano. E lei, evidentemente toccata da tutto questo, ha avuto l’illuminazione e si è convertita. Scende dall’aereo sorridente, indossando le vesti previste dalla sua nuova condizione di seguace di Maometto. Abbraccia, ringrazia. Pare proprio serena. Il tutto davanti ai massimi esponenti di uno dei governi occidentali che da sempre si professa in prima linea contro il terrorismo (infatti di attentati in Italia non ce ne sono mai stati). E naturalmente di fronte a chi di certo ha seguito con gioia questo grande evento mediatico: gli autori materiali e chi ha orchestrato il rapimento. 

Oltre ai due o quattro milioni pagati dallo Stato non è questo il punto, stavolta i terroristi incassano una crescita di immagine e, appunto, una sorta di riscatto morale da molti altri episodi finiti nel sangue. I terroristi in questa occasione hanno voluto dimostrare che sono costretti a fare quello che fanno. Per necessità strappano milioni a chi li ha per poter combattere il mondo di chi, appunto, soldi e potere li detiene e, oltretutto, è anche infedele e barbaro. Questo l’hanno sempre detto. Ma ora hanno cambiato sistema. Con grande saggezza. Perché agendo come hanno fatto hanno mostrato al mondo che possono anche essere diversi. Della ragazza si potrà dire e si dirà ancora di tutto. Magari che le hanno fatto il lavaggio del cervello, sistema nato durante la guerra di Corea e piuttosto in voga negli anni settanta/ottanta per “ricondizionare” i figli di ricchi americani che scappavano in India o si facevano Hare Krishna (non sono mancati casi di quelli che si erano fatti suore e preti). Di Silvia si dirà che è incinta o non lo è… “ Che è una eroina perché andava a fare il bene del mondo Africa”… “Che è una avventuriera perché se voleva fare del bene c’è da lavorare tanto anche in Italia…”. Insomma tutti si sentono e si sentiranno in diritto di dire la loro. Ma alla fine: conversioni, gravidanze, amori… saranno fatti di Silvia o no? Certo che forse è meglio parlare di questo e non vedere altro. Bene ha fatto ovviamente il Governo a salvare una connazionale rapita, anche se da terroristi “umani”. Il Governo blocca i conti correnti dei familiari delle persone rapite per evitare che paghino i riscatti ma tratta sempre, come diceva Di Maio l’altra sera, per salvare gli italiani. Oddio, non è sempre stato così perché a volte ha prevalso la linea dell’inflessibilità, come nel caso Moro… Ma quella volta dall’altra parte c’erano degli italiani.

di Maurizio Silvestri

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