Da Greta al Coronavirus. E nel giardino sboccia il primo fiore di ciliegio

"Dimostriamo che gli italiani sanno reagire". "Cantiamo insieme l'inno di Mameli". "Evviva il tricolore". "Più militari sulle strade... ". Perché mi chiedo? Che c'entra tutto questo con una pandemia?. A chi e che cosa dobbiamo dimostrare? Ma soprattutto perché è stata data questa impostazione, a dir poco nazionalistica, all'emergenza in corso? Non ho assolutamente niente, anzi, contro i valori della nostra Italia, contro il tricolore o l'inno di Mameli: quando viene suonato sono il primo a mettersi sull'attenti ed a guardare male chi non lo rispetta stando seduto. Ma tanto richiamo ai valori della Patria mi stupisce e mi insospettisce. Solo ora li scopriamo? No, è vero: era stato già un po’ fatto quando l'Italia vinse i Mondiali di calcio nel 1982 e tutti di corsa per le strade con il tricolore. Tutti, anche quelli che fino a pochi mesi prima volevano abolirlo. Allora con un partigiano presidente che ben conosceva i poteri dell’informazione ed i sistemi del terrorismo faceva comodo ricompattare il Paese scosso da anni di piombo. Magari distraendolo un po'. "Pane e circo". Ma ora dove si vuole arrivare con questa ondata nazionalistica e con qualcuno che rispolvera i futuristi: “la guerra, igiene del mondo”. “Questa è una guerra e la vinceremo" tuonano i governanti esprimendosi spesso con termini che lo stesso Salvini, in tempi non sospetti, si sarebbe ben guardato da usare temendo di essere tacciato per l'ennesima volta da fascista nostalgico. Certo dopo anni in cui abbiamo sputato addosso sui nostri governi e governanti sarebbe difficile obbedire e… combattere, nel senso di stare chiusi in casa e rinunciare alla vita, affrontare sacrifici e tutto il resto se non credessimo nel Potere costituito. Che, per forza deve dimostrarsi forte, deciso. Chi seguirebbe un condottiero stanco e bugiardo nel momento della guerra… Questa potrebbe essere una spiegazione al sistema in atto per convincere chi amava la movida e le settimane bianche e gli aperitivi ogni sera e la vita extraconiugale con tanti amanti, i telefonini stratosferici, le auto potenti ed i bagni, gli arredamenti da cambiare perché non si intonano più con la Tv a 52 pollici o non vanno d’accordo con Alexia, la corsa per raggiungere modelli irraggiungibili, le partite di calcio, lo sport che è solo agonismo e che fa male a chi lo fa ed a chi lo segue… Per convincerci a stare in casa. “Ho riscoperto il piacere di stare con i miei figli” scrive qualcuno con stupore. “Che si può evitare di correre tutto il giorno”. E qualcuno anche “Ho ritrovato antichi valori”. Ci voleva il virus? E quando l’allarme finirà? “Niente sarà più come prima” ammoniscono opinionisti di razza. Intanto ci fanno vedere che il clima sta migliorando, si respira aria più pura, persino nei porti sono tornati i delfini…. Per forza, è tutto bloccato. “Bisogna fare un passo indietro” aggiungono in tanti talk show più o meno beceri. Ma su questo tutti si dicono d’accordo. L’ondata di revisione e amore per il clima è scoppiata del resto qualche tempo fa con Greta. Subito assurta alle glorie dei social e di tante persone che contano nel mondo. Un mondo da cambiare, cambiare. A loro, quelle persone e al grosso capitale Greta (magari inconsapevolmente?) fa un enorme favore visto che, giunto ormai agli sgoccioli il petrolio, si devono convertire industrie e catene di montaggio che ora devono sfruttare energie alternative. Brevetti acquistati in tanti anni da scienziati giudicati pazzi ora tornano di moda, i brevetti e non i loro autori ovviamente. Convertendo, per esempio, le auto che vanno col petrolio in auto ibride o a energia diversa. Ma siamo sicuri che a tutti piaccia il cambiamento? Greta – certo involontariamente- prepara il terreno. Plasma, crea una opinione pubblica disponendola a buttare la vecchia auto ed impegnarsi nell’acquisto di altri mezzi. Che l’industria produce ma che vuole essere certa di vendere. E guadagnare. Accumulare ancora capitali. Avete notato che in Tv imperversano le pubblicità alle nuove auto ibride? Ma è’ questo il cambiamento che potrebbe portare a migliorare l’individuo, a farci stare meglio con noi stessi e con gli altri? Come figlio degli anni della New age e studioso dell’Uomo penso di no. Ed il coronavirus cosa ci insegnerà? Di certo dovremo fare a meno di tante cose. Anche perché di soldi ce ne saranno pochi… dopo. A meno che i grandi speculatori che in questi giorni stanno accumulando nuovi miliardi con gli sbalzi della borsa non abbiano soluzioni per riportarci a spendere e spandere, magari in cose inutili ma redditizie. Per loro. D’altronde tutti sappiamo che la guerra (e qui non a caso di parla di guerra) porta a distruzioni alle quali seguono le ricostruzioni. E chi ricostruisce? Il vincitore, ovvero quello che ha distrutto prima. O chi ha tratto enormi benefici dalla guerra. Ma insomma: cosa si vuole da noi? Nell’attesa osservo il primo fiore di ciliegio sbocciato nel cortile dello Zen club.